Logo animato: ho bisogno di vederti per sentirti meglio

Logo FIadda: Famiglie Italiane Associate Difesa Diritti Audiolesi

Sede Nazionale - 16142 GENOVA C.so Sardegna 36, 1
Tel: 010/5451214 - Fax 010/5451225
linea di divisione pagina
 

cornice d'angolo

H o m e

cornice d'angolo

cornice d'angolo

Integrazione

cornice d'angolo
cornice d'angolo

Scuola ed
Educazione

cornice d'angolo
cornice d'angolo

Riabilitazione

cornice d'angolo
cornice d'angolo

Attività
Internazionali

cornice d'angolo
cornice d'angolo

Legislazione

cornice d'angolo

 

 

Principi fondamentali per l'integrazione della persona sorda nella scuola

 

La FIADDA esprime la propria preoccupazione per le proposte che sempre più sovente emergono da riunioni ed esposizioni di esperti nel settore della sordità, relativamente alle politiche di inserimento ed integrazione degli alunni sordi nelle scuole di ogni ordine e grado.

La FIADDA , con l'esperienza maturata in oltre 20 anni nel settore delle problematiche delle persone sorde, anche al fine di indirizzare i responsabili dei settori legislativi ed operativi competenti in materia e di agevolare la migliore integrazione negli ambienti scolastici a tutti i livelli, intende precisare che il soddisfacimento dei bisogni ed il raggiungimento della migliore qualità di vita passa attraverso il rispetto delle normative vigenti che già hanno previsto quanto necessario.  

Anche a seguito di anni di lavoro, studio e confronto con le diverse realtà europee, attraverso i programmi comunitari HELIOS, HORIZON, ecc., si sono rafforzate in FIADDA le convinzioni da tempo maturate e si sono confermate molte delle strategie solutorie da noi proposte ; tra di esse il convincimento che la migliore integrazione di vita lavorativa e sociale è raggiungibile solo se sia stato svolto con efficacia il percorso integrativo attraverso la scuola ed i programmi di tutti.

Ci permettiamo di segnalare quanto rilevato nella collaborazione con gli operatori della scuola di ogni ordine e grado e con il supporto delle famiglie che quotidianamente sono a contatto con la scuola e che dalla frequenza dei propri figli rilevano aspetti positivi e negativi .

I genitori partono dalla iniziale considerazione che il loro figlio ha un'unica diversità che è la sordità. La persona sorda , compreso il sordo profondo, ha potenzialità quantificabili allo stesso livello di qualsiasi coetaneo udente e può raggiungere una abilità cognitiva e una competenza linguistica verbale adeguata seguendo le tappe di apprendimento normali purché vengano messe in atto tutte le modalità che gli attuali protocolli legislativi e operativi prevedono.

in particolare si sottolinea che il linguaggio orale rappresenta la condizione di socializzazione e di apprendimento che pone il soggetto nella possibilità di completa integrazione ed è la sola che comprende la comprensione del testo scritto.

Qualunque altra modalità comunicativa , ed in specifico la lingua dei segni, non può raggiungere e fornire le stesse opportunità a causa della costitutiva limitatezza sia espressiva che di utilizzo sociale.

Troviamo che esistano punti estremamente importanti e qualificanti nelle norme contenute nella Legge Quadro 104/92 ; purtroppo quotidianamente notiamo che esistono distorsioni e applicazioni scorrette che sono fuorvianti dello spirito di base che consiste nella piena integrazione della persona sorda. Alcune norme applicative sono tuttavia all'insegna della settorializzazione , della esclusione , della emarginazione e tendono a capovolgere la finalità politica e filosofica della stessa legge .

I genitori sono concordi con quanto dettano gli articoli della legge sopra menzionata per quanto riguarda il diritto all'educazione e all'istruzione della persona disabile che sono propedeutici all'integrazione scolastica .

L'integrazione del disabile deve avvenire dalla più tenera età, prima negli asili nido e nella scuola materna e dell'obbligo, poi nelle scuole superiori fino ad arrivare all'università per quanti abbiano maturato ed evidenziato adeguate potenzialità.

Riteniamo che gli adempimenti d'obbligo (Diagnosi Funzionale, Profilo Dinamico Funzionale, Piano educativo personalizzato) alla cui definizione è prevista anche la collaborazione della famiglia, siano uno strumento efficace.

Positiva altresì è la determinazione di dotare le scuole di tutti i mezzi , strumenti tecnologici ed ausili opportuni a garantire il coinvolgimento del disabile e la sua interazione con la classe.

 

Per quanto riguarda il sostegno scolastico si sottolinea l'importanza di una corretta e qualificata preparazione professionale degli operatori scolastici, sia curricolari che di sostegno, mediante i corsi polivalenti previsti. Tali corsi, il cui monte ore si ritiene sufficiente, possono essere potenziati in settori specifici mediante supplementi di formazione ed in ottemperanza, ad esempio, della direttiva del Ministero della Pubblica Istruzione n.°305/96.

Il corretto percorso di formazione integrata porta i giovani, sebbene consapevoli della loro disabilità, ad integrarsi a tal punto da non far pesare nel contesto sociale la loro disabilità come elemento condizionante.

I genitori mettono in discussione le proposte di applicazione della normativa che tendono ad inserire nell'attività educativa e didattica forme di linguaggio diverse da quelle utilizzate dai coetanei dell'alunno sordo. Di fatto l'uso di un linguaggio dei segni distoglie l'alunno dall'acquisizione diretta delle informazioni .

Lo strumento della semplificazione dei messaggi, gli strumenti audiovisivi ( lavagna luminosa, stenotipia ...) ed informatici, alcuni strumenti specifici di visualizzazione ( lettura labiale) e di trasmissione via cavo della parola, oltre al corretto uso della protesi acustica personale, utilizzati dagli insegnanti sia curricolari che di sostegno permettono anche al sordo grave di accedere alle informazioni, come lo dimostra tutta la storia dell'educazione dei sordi di almeno questi ultimi 100 anni .

La lingua dei segni sostenuta e proposta da altri enti nella scuola, non rispetta il principio dell'integrazione poiché di fatto esclude l'alunno sordo dal contesto della classe, lo limita nell'accesso alle informazioni , lo isola dai coetanei e lo individua costantemente come alunno diverso. Nel contempo riteniamo inaccettabile che una persona sorda, a prescindere dalle sua professionalità, possa svolgere il compito di traduzione di una lezione quando egli stesso non può sentirla.

La diffusione generalizzata della lingua dei segni e l'istituzionalizzazione di personale interprete nella scuola corrisponde alle richieste solo di una minima parte dell'utenza.

D'altro canto perché l'alunno sordo nella scuola dovrebbe avere un modello adulto della sordità con il quale identificarsi? ;sulla base di questo assunto anche altri disabili o altri alunni con problemi dovrebbero avere altrettante figure corrispettive : la scuola deve educare e migliorare o perpetuare la disabilità ?

Per quanto riguarda l'utilizzo di operatori scolastici non specializzati quali gli insegnanti di sostegno, si richiama l'applicazione della Legge che prevede qualificazione e preparazione specifica nei docenti e il rispetto della continuità didattica.

Oltre alla buona preparazione del corpo insegnante riteniamo sia da rispettare anche il principio di ripartizione delle ore di sostegno, che devono essere in numero adeguato alle necessità reali, in maniera da garantire nello specifico :

  1. per la scuola superiore la ripartizione delle ore di sostegno assegnate fra insegnanti delle materie classiche e di quelle scientifiche, in possesso dei titoli necessari per i singoli corsi di studi. Inoltre i giovani con necessità di supporto possono usufruire dei corsi di recupero previsti per tutti gli alunni.

  2. per l'Università riteniamo che quanto menzionato nell' art. 13 comma b) , c) e d) della Legge 104 sia conforme solo se si intende con il termine di interprete la figura di Tutori che possano accompagnare il percorso formativo - professionale dell'allievo. Resta inteso che tale figura debba essere adeguata alle necessità ed alle richieste dell'allievo. Si ribadisce il principio che chi non possieda una corretta conoscenza linguistica non possa accedere all'Università ove è necessario integrare le lezioni con testi ed autovalutazioni

Desideriamo sottolineare che la proposta di eventuale accorpamento di gruppi di alunni sordi nella stessa classe di fatto è emarginante in quanto ricrea il gruppo speciale, la classe differenziale o, peggio, le scuole speciali . Le statistiche ufficiali individuano al massimo la nascita in ogni anno di un bambino sordo profondo ogni duemila nati. Pertanto l'inserimento di due o più bambini sordi nella stessa classe implicherebbe la loro estrapolazione dalla propria famiglia e dal proprio contesto sociale e costituirebbe un serio ostacolo alla loro futura integrazione nel tessuto sociale.

Per quanto riguarda la potenza espressiva e semantica della lingua dei segni la riteniamo estremamente inadeguata sulla base della documentazione che gli stessi tecnici di tale dichiarata "lingua" affermano tramite i vocabolari reperibili in editoria che il lessico della lingua dei segni consiste in 752 segni veicolanti 2500 significati. Come può questa ritenuta "lingua" tradurre i 370.000 significati trasmessi dai 134.000 vocaboli della lingua italiana ? (Vocabolario della lingua italiana di Zingarelli ) Come può un sordo segnante frequentare a pieno titolo la scuola superiore e l'Università con un simile povertà semantica che limita anche la lettura e la comprensione dei libri di testo? Come può l'interprete di lingua dei segni esprimere l'esatto concetto di analisi, di tecnica, di filosofia.... con un lessico così ridotto ? La lingua dei segni condiziona la persona sorda alla povertà culturale e successivamente professionale nel mondo del lavoro.

Coloro che vogliono introdurre nella scuola attuale, generosa e grande conquista del nostro tempo e del nostro Paese, discussa ma invidiata dalle altre nazione europee, metodologie da tempo ritenute inidonee ed abbandonate, sicuramente hanno una visione obsoleta del sordo e vogliono sottrarre il figlio sordo alla propria famiglia e alla propria cultura per ricostruire una ipotizzata e sicuramente negativa società dei sordi ; una minoranza dei sordi, etnia dei sordi, lingua dei sordi e comunque della vecchia e decadente figura del "povero sordomuto".

La FIADDA , con l'esperienza maturata in oltre 20 anni nel settore delle problematiche delle persone sorde, anche al fine di indirizzare i responsabili dei settori legislativi ed operativi competenti in materia e di agevolare la migliore integrazione negli ambienti scolastici a tutti i livelli, intende precisare che il soddisfacimento dei bisogni ed il raggiungimento della migliore qualità di vita passa attraverso il rispetto delle normative vigenti che già hanno previsto quanto necessario.
Anche a seguito di anni di lavoro, studio e confronto con le diverse realtà europee, attraverso i programmi comunitari HELIOS, HORIZON, ecc., si sono rafforzate in FIADDA le convinzioni da tempo maturate e si sono confermate molte delle strategie solutorie da noi proposte ; tra di esse il convincimento che la migliore integrazione di vita lavorativa e sociale è raggiungibile solo se sia stato svolto con efficacia il percorso integrativo attraverso la scuola ed i programmi di tutti.

Ci permettiamo di segnalare quanto rilevato nella collaborazione con gli operatori della scuola di ogni ordine e grado e con il supporto delle famiglie che quotidianamente sono a contatto con la scuola e che dalla frequenza dei propri figli rilevano aspetti positivi e negativi .

I genitori partono dalla iniziale considerazione che il loro figlio ha un'unica diversità che è la sordità. La persona sorda , compreso il sordo profondo, ha potenzialità quantificabili allo stesso livello di qualsiasi coetaneo udente e può raggiungere una abilità cognitiva e una competenza linguistica verbale adeguata seguendo le tappe di apprendimento normali purché vengano messe in atto tutte le modalità che gli attuali protocolli legislativi e operativi prevedono.

In particolare si sottolinea che il linguaggio orale rappresenta la condizione di socializzazione e di apprendimento che pone il soggetto nella possibilità di completa integrazione ed è la sola che comprende la comprensione del testo scritto.

Qualunque altra modalità comunicativa , ed in specifico la lingua dei segni, non può raggiungere e fornire le stesse opportunità a causa della costitutiva limitatezza sia espressiva che di utilizzo sociale.

Troviamo che esistano punti estremamente importanti e qualificanti nelle norme contenute nella Legge Quadro 104/92 ; purtroppo quotidianamente notiamo che esistono distorsioni e applicazioni scorrette che sono fuorvianti dello spirito di base che consiste nella piena integrazione della persona sorda. Alcune norme applicative sono tuttavia all'insegna della settorializzazione , della esclusione , della emarginazione e tendono a capovolgere la finalità politica e filosofica della stessa legge .

I genitori sono concordi con quanto dettano gli articoli della legge sopra menzionata per quanto riguarda il diritto all'educazione e all'istruzione della persona disabile che sono propedeutici all'integrazione scolastica .

L'integrazione del disabile deve avvenire dalla più tenera età, prima negli asili nido e nella scuola materna e dell'obbligo, poi nelle scuole superiori fino ad arrivare all'università per quanti abbiano maturato ed evidenziato adeguate potenzialità.

Riteniamo che gli adempimenti d'obbligo (Diagnosi Funzionale, Profilo Dinamico Funzionale, Piano educativo personalizzato) alla cui definizione è prevista anche la collaborazione della famiglia, siano uno strumento efficace.

Positiva altresì è la determinazione di dotare le scuole di tutti i mezzi , strumenti tecnologici ed ausili opportuni a garantire il coinvolgimento del disabile e la sua interazione con la classe.

Per quanto riguarda il sostegno scolastico si sottolinea l'importanza di una corretta e qualificata preparazione professionale degli operatori scolastici, sia curricolari che di sostegno, mediante i corsi polivalenti previsti. Tali corsi, il cui monte ore si ritiene sufficiente, possono essere potenziati in settori specifici mediante supplementi di formazione ed in ottemperanza, ad esempio, della direttiva del Ministero della Pubblica Istruzione n.°305/96.

Il corretto percorso di formazione integrata porta i giovani, sebbene consapevoli della loro disabilità, ad integrarsi a tal punto da non far pesare nel contesto sociale la loro disabilità come elemento condizionante.

I genitori mettono in discussione le proposte di applicazione della normativa che tendono ad inserire nell'attività educativa e didattica forme di linguaggio diverse da quelle utilizzate dai coetanei dell'alunno sordo. Di fatto l'uso di un linguaggio dei segni distoglie l'alunno dall'acquisizione diretta delle informazioni .

Lo strumento della semplificazione dei messaggi, gli strumenti audiovisivi ( lavagna luminosa, stenotipia ...) ed informatici, alcuni strumenti specifici di visualizzazione ( lettura labiale) e di trasmissione via cavo della parola, oltre al corretto uso della protesi acustica personale, utilizzati dagli insegnanti sia curricolari che di sostegno permettono anche al sordo grave di accedere alle informazioni, come lo dimostra tutta la storia dell'educazione dei sordi di almeno questi ultimi 100 anni .

La lingua dei segni sostenuta e proposta da altri enti nella scuola, non rispetta il principio dell'integrazione poiché di fatto esclude l'alunno sordo dal contesto della classe, lo limita nell'accesso alle informazioni , lo isola dai coetanei e lo individua costantemente come alunno diverso. Nel contempo riteniamo inaccettabile che una persona sorda, a prescindere dalle sua professionalità, possa svolgere il compito di traduzione di una lezione quando egli stesso non può sentirla.

La diffusione generalizzata della lingua dei segni e l'istituzionalizzazione di personale interprete nella scuola corrisponde alle richieste solo di una minima parte dell'utenza.

D'altro canto perché l'alunno sordo nella scuola dovrebbe avere un modello adulto della sordità con il quale identificarsi ? ;sulla base di questo assunto anche altri disabili o altri alunni con problemi dovrebbero avere altrettante figure corrispettive : la scuola deve educare e migliorare o perpetuare la disabilità ?

Per quanto riguarda l'utilizzo di operatori scolastici non specializzati quali gli insegnanti di sostegno, si richiama l'applicazione della Legge che prevede qualificazione e preparazione specifica nei docenti e il rispetto della continuità didattica.

Oltre alla buona preparazione del corpo insegnante riteniamo sia da rispettare anche il principio di ripartizione delle ore di sostegno, che devono essere in numero adeguato alle necessità reali, in maniera da garantire nello specifico :

  1. per la scuola superiore la ripartizione delle ore di sostegno assegnate fra insegnanti delle materie classiche e di quelle scientifiche, in possesso dei titoli necessari per i singoli corsi di studi. Inoltre i giovani con necessità di supporto possono usufruire dei corsi di recupero previsti per tutti gli alunni.

  2. per l'Università riteniamo che quanto menzionato nell' art. 13 comma b) , c) e d) della Legge 104 sia conforme solo se si intende con il termine di interprete la figura di Tutori che possano accompagnare il percorso formativo - professionale dell'allievo. Resta inteso che tale figura debba essere adeguata alle necessità ed alle richieste dell'allievo. Si ribadisce il principio che chi non possieda una corretta conoscenza linguistica non possa accedere all'Università ove è necessario integrare le lezioni con testi ed autovalutazioni

Desideriamo sottolineare che la proposta di eventuale accorpamento di gruppi di alunni sordi nella stessa classe di fatto è emarginante in quanto ricrea il gruppo speciale, la classe differenziale o, peggio, le scuole speciali . Le statistiche ufficiali individuano al massimo la nascita in ogni anno di un bambino sordo profondo ogni duemila nati. Pertanto l'inserimento di due o più bambini sordi nella stessa classe implicherebbe la loro estrapolazione dalla propria famiglia e dal proprio contesto sociale e costituirebbe un serio ostacolo alla loro futura integrazione nel tessuto sociale.

Per quanto riguarda la potenza espressiva e semantica della lingua dei segni la riteniamo estremamente inadeguata sulla base della documentazione che gli stessi tecnici di tale dichiarata "lingua" affermano tramite i vocabolari reperibili in editoria che il lessico della lingua dei segni consiste in 752 segni veicolanti 2500 significati. Come può questa ritenuta "lingua" tradurre i 370.000 significati trasmessi dai 134.000 vocaboli della lingua italiana ? (Vocabolario della lingua italiana di Zingarelli ) Come può un sordo segnante frequentare a pieno titolo la scuola superiore e l'Università con un simile povertà semantica che limita anche la lettura e la comprensione dei libri di testo? Come può l'interprete di lingua dei segni esprimere l'esatto concetto di analisi, di tecnica, di filosofia.... con un lessico così ridotto ? La lingua dei segni condiziona la persona sorda alla povertà culturale e successivamente professionale nel mondo del lavoro.

Coloro che vogliono introdurre nella scuola attuale, generosa e grande conquista del nostro tempo e del nostro Paese, discussa ma invidiata dalle altre nazione europee, metodologie da tempo ritenute inidonee ed abbandonate, sicuramente hanno una visione obsoleta del sordo e vogliono sottrarre il figlio sordo alla propria famiglia e alla propria cultura per ricostruire una ipotizzata e sicuramente negativa società dei sordi ; una minoranza dei sordi, etnia dei sordi, lingua dei sordi e comunque della vecchia e decadente figura del "povero sordomuto".