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Ci permettiamo di segnalare quanto rilevato nella
collaborazione con gli operatori della scuola di ogni ordine e grado e
con il supporto delle famiglie che quotidianamente sono a contatto con
la scuola e che dalla frequenza dei propri figli rilevano aspetti
positivi e negativi .
I genitori partono dalla iniziale considerazione che
il loro figlio ha un'unica diversità che è la sordità. La persona
sorda , compreso il sordo profondo, ha potenzialità quantificabili
allo stesso livello di qualsiasi coetaneo udente e può raggiungere
una abilità cognitiva e una competenza linguistica verbale adeguata
seguendo le tappe di apprendimento normali purché vengano messe in
atto tutte le modalità che gli attuali protocolli legislativi e
operativi prevedono.
In particolare si sottolinea che il linguaggio orale
rappresenta la condizione di socializzazione e di apprendimento che
pone il soggetto nella possibilità di completa integrazione ed è la
sola che comprende la comprensione del testo scritto.
Qualunque altra modalità comunicativa , ed in
specifico la lingua dei segni, non può raggiungere e fornire le
stesse opportunità a causa della costitutiva limitatezza sia
espressiva che di utilizzo sociale.
Troviamo che esistano punti estremamente importanti e
qualificanti nelle norme contenute nella Legge
Quadro 104/92 ; purtroppo quotidianamente notiamo che esistono
distorsioni e applicazioni scorrette che sono fuorvianti dello spirito
di base che consiste nella piena integrazione della persona sorda.
Alcune norme applicative sono tuttavia all'insegna della
settorializzazione , della esclusione , della emarginazione e tendono
a capovolgere la finalità politica e filosofica della stessa legge .
I genitori sono concordi con quanto dettano gli
articoli della legge sopra menzionata per quanto riguarda il diritto
all'educazione e all'istruzione della persona disabile che sono
propedeutici all'integrazione scolastica .
L'integrazione del disabile deve avvenire dalla più
tenera età, prima negli asili nido e nella scuola materna e
dell'obbligo, poi nelle scuole superiori fino ad arrivare
all'università per quanti abbiano maturato ed evidenziato adeguate
potenzialità.
Riteniamo che gli adempimenti d'obbligo (Diagnosi
Funzionale, Profilo Dinamico Funzionale, Piano educativo
personalizzato) alla cui definizione è prevista anche la
collaborazione della famiglia, siano uno strumento efficace.
Positiva altresì è la determinazione di dotare le
scuole di tutti i mezzi , strumenti tecnologici ed ausili opportuni a
garantire il coinvolgimento del disabile e la sua interazione con la
classe.
Per quanto riguarda il sostegno scolastico si
sottolinea l'importanza di una corretta e qualificata preparazione
professionale degli operatori scolastici, sia curricolari che di
sostegno, mediante i corsi polivalenti previsti. Tali corsi, il cui
monte ore si ritiene sufficiente, possono essere potenziati in settori
specifici mediante supplementi di formazione ed in ottemperanza, ad
esempio, della direttiva del
Ministero
della Pubblica Istruzione n.°305/96.
Il corretto percorso di formazione integrata porta i
giovani, sebbene consapevoli della loro disabilità, ad integrarsi a
tal punto da non far pesare nel contesto sociale la loro disabilità
come elemento condizionante.
I genitori mettono in discussione le proposte di
applicazione della normativa che tendono ad inserire nell'attività
educativa e didattica forme di linguaggio diverse da quelle utilizzate
dai coetanei dell'alunno sordo. Di fatto l'uso di un linguaggio dei
segni distoglie l'alunno dall'acquisizione diretta delle informazioni
.
Lo strumento della semplificazione dei messaggi, gli
strumenti audiovisivi ( lavagna luminosa, stenotipia ...) ed
informatici, alcuni strumenti specifici di visualizzazione ( lettura
labiale) e di trasmissione via cavo della parola, oltre al corretto
uso della protesi acustica personale, utilizzati dagli insegnanti sia
curricolari che di sostegno permettono anche al sordo grave di
accedere alle informazioni, come lo dimostra tutta la storia
dell'educazione dei sordi di almeno questi ultimi 100 anni .
La lingua dei segni sostenuta e proposta da altri enti
nella scuola, non rispetta il principio dell'integrazione poiché di
fatto esclude l'alunno sordo dal contesto della classe, lo limita
nell'accesso alle informazioni , lo isola dai coetanei e lo individua
costantemente come alunno diverso. Nel contempo riteniamo
inaccettabile che una persona sorda, a prescindere dalle sua
professionalità, possa svolgere il compito di traduzione di una
lezione quando egli stesso non può sentirla.
La diffusione generalizzata della lingua dei segni e
l'istituzionalizzazione di personale interprete nella scuola
corrisponde alle richieste solo di una minima parte dell'utenza.
D'altro canto perché l'alunno sordo nella scuola
dovrebbe avere un modello adulto della sordità con il quale
identificarsi ? ;sulla base di questo assunto anche altri disabili o
altri alunni con problemi dovrebbero avere altrettante figure
corrispettive : la scuola deve educare e migliorare o perpetuare la
disabilità ?
Per quanto riguarda l'utilizzo di operatori scolastici
non specializzati quali gli insegnanti di sostegno, si richiama
l'applicazione della Legge che prevede qualificazione e preparazione
specifica nei docenti e il rispetto della continuità didattica.
Oltre alla buona preparazione del corpo insegnante
riteniamo sia da rispettare anche il principio di ripartizione delle
ore di sostegno, che devono essere in numero adeguato alle necessità
reali, in maniera da garantire nello specifico :
-
per la scuola superiore la ripartizione delle ore
di sostegno assegnate fra insegnanti delle materie classiche e di
quelle scientifiche, in possesso dei titoli necessari per i
singoli corsi di studi. Inoltre i giovani con necessità di
supporto possono usufruire dei corsi di recupero previsti per
tutti gli alunni.
-
per l'Università riteniamo che quanto menzionato
nell' art. 13 comma b) , c) e d) della
Legge
104 sia conforme solo se si intende con il termine di
interprete la figura di Tutori che possano accompagnare il
percorso formativo - professionale dell'allievo. Resta inteso che
tale figura debba essere adeguata alle necessità ed alle
richieste dell'allievo. Si ribadisce il principio che chi non
possieda una corretta conoscenza linguistica non possa accedere
all'Università ove è necessario integrare le lezioni con testi
ed autovalutazioni
Desideriamo sottolineare che la proposta di eventuale
accorpamento di gruppi di alunni sordi nella stessa classe di fatto è
emarginante in quanto ricrea il gruppo speciale, la classe
differenziale o, peggio, le scuole speciali . Le statistiche ufficiali
individuano al massimo la nascita in ogni anno di un bambino sordo
profondo ogni duemila nati. Pertanto l'inserimento di due o più
bambini sordi nella stessa classe implicherebbe la loro estrapolazione
dalla propria famiglia e dal proprio contesto sociale e costituirebbe
un serio ostacolo alla loro futura integrazione nel tessuto sociale.
Per quanto riguarda la potenza espressiva e semantica
della lingua dei segni la riteniamo estremamente inadeguata sulla base
della documentazione che gli stessi tecnici di tale dichiarata
"lingua" affermano tramite i vocabolari reperibili in
editoria che il lessico della lingua dei segni consiste in 752 segni
veicolanti 2500 significati. Come può questa ritenuta
"lingua" tradurre i 370.000 significati trasmessi dai
134.000 vocaboli della lingua italiana ? (Vocabolario della lingua
italiana di Zingarelli ) Come può un sordo segnante frequentare a
pieno titolo la scuola superiore e l'Università con un simile povertà
semantica che limita anche la lettura e la comprensione dei libri di
testo? Come può l'interprete di lingua dei segni esprimere l'esatto
concetto di analisi, di tecnica, di filosofia.... con un lessico così
ridotto ? La lingua dei segni condiziona la persona sorda alla povertà
culturale e successivamente professionale nel mondo del lavoro.
Coloro che vogliono introdurre nella scuola attuale,
generosa e grande conquista del nostro tempo e del nostro Paese,
discussa ma invidiata dalle altre nazione europee, metodologie da
tempo ritenute inidonee ed abbandonate, sicuramente hanno una visione
obsoleta del sordo e vogliono sottrarre il figlio sordo alla propria
famiglia e alla propria cultura per ricostruire una ipotizzata e
sicuramente negativa società dei sordi ; una minoranza dei sordi,
etnia dei sordi, lingua dei sordi e comunque della vecchia e decadente
figura del "povero sordomuto". |