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 L A     D I D A T T I C A :  

l'impegno di tutti gli insegnanti nell'integrazione scolastica

Partecipare per apprendere
La persona sorda nelle classi comuni
Vademecum per i docenti curricolari
Silvana Baroni   --     Bruno Gervasoni

 

Premessa
Basilare per la comprensione della sordità è raggiungere un insieme di concetti comuni sulla minorazione e sugli effetti che produce: che cosa è la sordità, chi è il sordo, chi è l'alunno sordo. La sordità attualmente presenta una notevole complessità in campo fisiopatologico, foniatrico, pedagogico, psicologico, sociologico…., e rimandiamo alla ricchissima bibliografia esistente in merito per un indispensabile approfondimento di tipo classificatorio conoscitivo di base . Oggi la sordità è diagnosticahile anche in età molto precoce; è misurabile e classificabile in base a qualità, gravità del disturbo, localizzazione, disturbi in ambito linguistico; è recuperabile con precoci ed adeguati interventi protesici ahilitativi e riabilitativi; sono possibili in alcuni casi interventi chirurgici spesso solutori (vedi l'impianto cocleare),. è oggetto di dettati normativi che garantiscono prevenzione, diagnosi, interventi educativi e riabilitativi, assistenza, integrazione a tutti i livelli sociali (legge 104/92). Richiedere il consenso su alcuni concetti riveste una funzione molto pragmatica dovuta alla limitazione imposta dallo spazio riservatoci ed alla necessità di dare alcuni input utili alla pratica didattica dell'insegnante di classe con la presenza dell'alunno sordo.

1. CENNI SU UN PASSATO ANCORA PRESENTE

Nell'antichità

La sordità ha fin dall'antichità attirato la curiosità degli studiosi, che avevano l'opportunità di notare alcune possibili prestazioni nonostante la convinzione e la definizione di "cofos" (idiota) di colui che non parlava. Inoltre la presenza del sordo nella società, a differenza di alt(i disabili, è sempre stata garantita seppure ritardata all'età adulta, dopo periodi di istituzionalizzazione, e mantenuta a bassi livelli di considerazione e di occupazione lavorativa. Colui che non sentiva è stato oggetto di definizioni e pregiudizi con gratuite generalizzazioni alle quali corrispondevano differenti atteggiamenti relazionali. lì sordo è stato definito "cofos" da Aristotele, che non distinguendo la sordità dalla mutolezza, definiva "idioti" tutti coloro che non parlavano. lì pregiudizio religioso, causato da una errata interpretazione della frase di San Paolo "fides ex auditu" (la fede si acquisisce ascoltando), negava al sordo la possibilità di accesso alla predicazione e di conseguenza ai misteri della fede: al sordo era vietata o molto ritardata l'ammissione ai sacramenti religiosi. Per un pregiudizio giuridico il sordo era inabile e non poteva ereditare, gestire un patrimonio, essere responsabile delle sue azioni. Si credeva che solo la parola garantisse lo sviluppo emotivo e psicologico e quindi il sordo era genericamente ritenuto aggressivo, apatico, testardo, egocentrico (pregiudizio psicologico). lì pregiudizio intellettivo relegava il sordo nella concretezza e nel quotidiano, senza possibilità di astrazione, di logica, di simbolizzazione: ridotti i processi di analisi, sintesi e generalizzazione ed evidenti le lacune in ambito espressivo-linguistico e logico-matematico.

Nella società attuale

I comportamenti della società attuale nei confronti della sordità e delle conseguenze della minorazione uditiva nel soggetto sono molto eterogenei influenzati da diversificate ideologie che sono di difficile lettura anche per gli addetti ai lavori. Un dato generale dei nostri giorni da evidenziare è che l'informazione sulla sordità è oggetto di estesa divulgazione e, ancor più rilevante e per certi aspetti stimolante, è che il sordo non si nasconde più all'interno delle quattro mura della casa o di un istituto, il giovane sordo vive in prima persona gli eventi della nostra società, è presente in famiglia, nella scuola, negli ambienti di lavoro, nella "strada" nei mass media (numerose le interviste televisive e le produzioni cinematografiche) e pertanto è facile incontrarlo e conoscerlo personalmente. Ben più complessa si presenta però la vera conoscenza del fenomeno sordità con tutte le implicazioni cognitive, psicologiche, linguistiche, sociali che incidono nella vita della persona sorda.

Un panorama complesso e contraddittorio

lì panorama, entrando nel vivo del problema, si presenta assai complesso, poiché le posizioni ancora oggi sono molto conflittuali fra loro, contraddittorie, oggetto di intensa polemica. A scopo didattico, con una certa approssimazione, possiamo tentare di isolare due posizioni estreme all'interno delle quali esiste una articolazione complessa di situazioni diversificate.

Da una parte abbiamo una completa negazione del problema e la convinzione che il sordo è un essere privilegiato, facente parte di una particolare etnia, società e cultura che lo contraddistingue. La lingua gestuale è la caratteristica che individua la persona sorda, al di là del possesso o meno del linguaggio verbale, al di là di ogni classificazione qualitativa e quantitativa della minorazione. I fautori di questa ideologia sono favorevoli agli istituti per sordi, alle classi per soli sordi, ai centri culturali riservati ai sordi, alle gare sportive per sordi, alla divulgazione (attraverso dettati normativi) su tutto il territorio, sia per sordi che udenti, della lingua gestuale. Naturalmente sono contrari a tutti i ritrova-ti tecnici e tecnologici attuali che riducono gli effetti della disabilità (ad esempio, negazione dell'utilità della protesi acustica e dell'impianto cocleare).

Dall'altro lato abbiamo la convinzione che il sordo è una persona normale a tutti gli effetti, che, presentando solo un problema di udito, deve essere abilitato e rieducato. lì sordo è quindi figlio dei suoi genitori, partecipe e fruitore come loro di tutte le strutture, iniziative, attività sociali: in sintesi partecipe della cultura e delle risorse della società in cui ènato e cresce. I sostenitori di questa posizione affermano che il sordo deve essere educato come ed assieme ai suoi coetanei, rieducato alla parola dopo attenta diagnosi e protesizzazione o impianto cocleare e rieducazione, deve essere fornito di tutti gli strumenti e sussidi disponibili che facilitano l'accesso ad ogni tipo di informazione.

2. POSTULATI Dl BASE

Per costruire un discorso pedagogico che si proietti nel futuro di educatori ed insegnanti di alunni sordi dobbiamo raccogliere il consenso su alcuni concetti che rappresentano dei veri e propri assiomi o postulati. Questa procedura è garantita dall'evidenza delle alfermazioni ed è sostenuta dalle conoscenze in ambito scientifico.

La priorità come "persona"

Un primo concetto è il riconoscimento che ogni individuo, bambino od adulto, abile o disabile, normale od handicappato, è innanzitutto una persona e come tale ha tutte le dotazioni che caratterizzano l'uomo. In ciascuno dobbiamo riconoscere ed accettare una sua fisicità, emotività, intelligenza, comunicazione, una sua potenzialità produttiva di cultura e civiltà. La persona di cui parliamo in quanto sorda ha un disturbo puramente sensoriale che non intacca in nessun modo questo concetto. Pertanto per un corretto sviluppo globale la persona sorda necessita, come ciascuno di noi, di un ambiente normale e stimolante in famiglia, nella scuola, nella società. A ognuno dobbiamo riconoscere il diritto di cittadinanza, che attribuisce sia il diritto alla parità di accesso ai beni ed ai servizi, sia la responsabilità, anche per il disabile, di svolgere un ruolo attivo nella società. Ognuno pertanto, compreso il disabile dell'udito, ha il diritto di disporre di tutto ciò che prevede l'impianto politico-giuridico-culturale del nostro Paese.

Il diritto alla completa integrazione...

Nel caso specifico sottolineiamo l'accettazione incondizionata del diritto alla completa integrazione a tutti i livelli della società, qualunque sia il grado di gravità, le potenzialità esistenti, le abilità maturate. La cultura dell'integrazione nasce da una semplice considerazione: per ottenere l'integrazione si deve volere e realizzare l'integrazione. Semplici esempi sono forse più dimostrativi: per imparare a camminare devo essere messo nella condizione di muovere i primi incerti passi per raggiungere con il tempo una deambulazione ferma e sicura, per imparare a parlare devo poter formulare i primi suoni e successivamente organizzarli in parole e frasi, per socializzare devo essere inserito e integrato in un gruppo di coetanei e maturare capacità interpersonali di comunicazione, collaborazione, apporti costruttivi ed innovativi. Anche la persona sorda ha il diritto/dovere di partecipazione personale alla cultura e civiltà del proprio paese come fruitore e costruttore delle stesse. Ogni tentazione di selezione, iperprotezione, assistenzialismo del sordo su parametri di opportunità, di gravità, di bisogni programmatici, di carenze finanziarie, di fatto crea discriminazione ed inibisce la crescita personale, annullando la possibilità di relazioni allargate entro le quali sperimentare ed acquisire quelle più confacenti alle proprie attitudini. Di fronte a fatti di emarginazione ci chiediamo come è possibile stabilire un confine di demarcazione che permetta di integrare alcuni e istituzionalizzare altri, forse qualcuno è "Figlio di un Dio minore"?

….. e alle pari opportunità

Un'ultima considerazione si aggancia al concetto di pari opportunità (Documento Finale - Programma Helios 2 - Unione Europea). Ciascuno di noi è diverso ed ha il diritto di vivere la propria diversità, anche se si tratta di disabilità, e per ciascuno devono essere identificati i bisogni per organizzare le risposte opportune. La persona sorda in età evolutiva come i suoi coetanei è utente della scuola e nella scuola deve disporre di tutte le opportunità di insegnamento-apprendimento entro le quali svilupperà le potenzialità di cui dispone. Cori il termine scuola intendiamo far riferimento a tutti gli istituti educativi compresi gli asili nido, gli istituti di istruzione secondaria e professionale, le università. In teoria l'alunno sordo ha tutte le caratteristiche e potenzialità intellettive e psicologiche per accedere ad ogni apprendimento, inteso sia come crescita di livelli prestazionali verso di sé, gli altri, l'ambiente, sia come possesso di conoscenze che incrementa-no e potenziano gli stessi livelli prestazionali. In pratica avviene che, come per ogni suo coetaneo, le dotazioni personali, il potenziale di sviluppo, il percorso educativo e riabilitativo, l'ambiente culturale di vita, favoriscano la scelta di un percorso formativo piuttosto che di un altro. Spesso accade che in nome della "gravità" della sordità viene connotato il termine "grave" con significati di esclusione "sei grave quindi non puoi partecipare a.... La definizione di "grave" maschera spesso l'ignoranza e l'incapacità professionale dell'operatore nei confronti del disabile.

Il sordo come opportunità e risorsa per la scuola

Sarà bene ricordare, benché già avvenuto in più di una occasione, che l'immissione del disabile nella scuola è stato elemento provocatorio e spinta all'innovazione della scuola: si è modificata la filosofia (scienza delle risposte), l'ideologia (scienza delle iniziative), la pedagogia (la cultura del compito): dalla scuola di élite alla scuola di tutti e per tutti, dove ciascuno è diverso da ciascun altro. La presenza di un alunno con problemi di udito in classe è una opportunità di crescere per tutti in generale come possibilità di vivere la diversità ed il disagio, di crescere nello spirito di accoglienza e reciproco aiuto, ed in particolare di scoprire modalità comunicative e linguaggi diversi, di studiare percorsi programmatici alternativi e oggettivamente realizzabili, di introdurre facilitazioni didattiche e modalità propositive utili per tutti, di scandire meglio i ritmi e i tempi di apprendimento. La presenza di un disabile costringe dirigenti, operatori, genitori a porre più attenzione ai processi di apprendimento e a porre in luce in modo preciso l'esistenza o meno di capacità e potenzialità che spesso sono scontate e non conosciute. Quando l'alunno sordo è ritenuto una risorsa della scuola si realizza la vera integrazione che si allarga dal gruppo classe alle altre classi, al team degli insegnanti, ai consigli di istituto, annullando le difficoltà nei rapporti tra capo di istituto, docenti, personale non insegnante, famiglia, enti extrascolastici. È forse utopia? Molte situazioni dimostrano che questo evento, utopistico in un recente passato, è oggi una constatabile realtà e viene dimostrato nei congressi dagli stessi giovani sordi, oggi studenti o stimati professionisti, di cui molti diplomati o laureati.

3. I DISTURBI CAUSATI DALLA SORDITÀ

Generalmente le deficienze fisiche e psichiche influiscono negativamente sul normale sviluppo fisico, psichico, cognitivo, comunicativo. Nel nostro caso non possiamo correlare strettamente il difetto della funzione uditiva e le carenze della persona non udente in quanto l'assenza di valori sensoriali acustici non preclude le possibilità di sviluppo mentale, di sviluppo del pensiero, di sviluppo della comunicazione verbale. Sicuramente le informazioni acustiche producono vari effetti nell'individuo e la presenza di sordità può ridurre anche in modo considerevole la possibilità di reattività e l'acquisizione corretta di alcuni comportamenti e pertanto la persona sorda potrebbe, sottolineiamo potrebbe, presentare alcuni deficit più o meno rilevanti a carico di alcune funzioni, in particolare quando la scoperta della sordità non è precoce e non coincide con la posa in atto di tutti gli interventi di cui disponiamo.

Sul piano fisiologico

Sul piano fisiologico la compromissione uditiva causa mancata percezione e decodifica di suoni e rumori ambientali che riducono le informazioni utili alla vita stessa dell'individuo. Si riducono le informazioni relative:

  • all'esistenza delle persone, animali, cose (voci, rumori);
  • al succedere difatti ed eventi musicali, richiami, allarmi;
  • all'identità, direzione, distanza di eventi sonori.
     

La riduzione o l'assenza di queste senso-percezioni spiega alcuni comportamenti di insicurezza, tensione emotiva, stati d'ansia, senso di isolamento, dipendenza, rilevabili in persone sorde, spesso provocati da iperprotezione o abbandono di famigliari od operatori. Un corretto iter educativo e riabilitativo della funzione uditiva può comunque colmare questo disturbo.

Sul piano strettamente "comunicativo"

Sul piano strettamente comunicativo, inteso come un insieme pluriforme di modalità ricettive ed espressive di emozioni, informazioni, situazioni, la sordità non costituisce un ostacolo. Le informazioni possono essere veicolate non solo dal linguaggio verbale, ma pure da tutti quei linguaggi extraverbali che fanno parte del comportamento relazionale. Il vero disturbo si localizza nell'acquisizione spontanea del linguaggio verbale, inibito o alterato in modo strettamente dipendente dalla tipologia e gravità della perdita uditiva.

Si rilevano:

  • disturbi fonetici (assenza o alterazione di fonemi);
  • fonologici (ritmo ed intonazione alterati, sostituzioni, elisioni, inversioni di fonemi);
  • morfosintattici (disgrammatismi, frase ridotta e mal strutturata).
  • semantici (lessico ridotto e rigido);
  • pragmatici (distorti rapporti parola-azione).
     

È bene ricordare che il disturbo riguarda solo l'orecchio e non l'apparato fono-articolatorio, come molti credono ancora, e pertanto non è affatto preclusa l'emissione della voce e della parola alla persona sorda. Attualmente l'impianto cocleare, nei casi di sordità profonda, o la protesi acustica, seguiti da qualificato intervento abilitativo e riabilitativo, sono risolutivi per offrire la possibilità di ascoltare e produrre la parola e tutti i valori emotivi ed interrelazionali che essa veicola, ristabilendo in tal modo la possibilità di tutte quelle esperienze che si realizzano nel rapporto linguaggio-comporta mento.

Una psicologia "differenziale" del sordo?

Non vi è a priori una differenziazione fondamentale tra la psicologia della persona sorda e quella di ogni altra persona (R Simboli) e quindi non riteniamo esista una psicologia specifica del sordo, come nel passato si credeva. Esiste piuttosto la possibilità di una esperienza di un "vissuto della diversità" che in persone intellettivamente normali, come è il sordo, è particolarmente presente e cosciente. Le alterazioni psicologiche e alcune inadeguate strutturazioni della personalità possono presentarsi in soggetti: - che vivono con intensa emotività il senso di diversità; - che si rendono conto della riduzione od alterazione di alcune senso-percezioni; - che si sentono inadeguati nelle interazioni sociali (conversazioni, dibattiti); - che avvertono l'incapacità di realizzare alcune richieste (precisione formale di orale e scritto, difficoltà di comprensione). Esperienze positive di vita, presenza e integrazione collaborativa nel gruppo, compartecipazione, gratificazione, accettazione del disturbo, permettono un regolare sviluppo di tutti i valori della personalità e la conduzione di una vita serena.

Sordità e Insufficienza mentale

Accade spesso nella scuola che l'incapacità di comprensione, di affrontare un compito, di terminare una consegna, di ripetere o sintetizzare siano ritenuti sinonimi di insufficienza mentale. "Non capisce, non ha logica, non ragiona, non sintetizza, non capisce il problema, non conosce le parole,..." sono affermazioni ricorrenti tra gli insegnanti e hanno una connotazione di base che equivale a "È insufficiente mentale". In generale per l'alunno sordo, la mancata prestazione dipende da richieste verbali e dalla loro formulazione linguistica elaborata non corrispondente al lessico dell'alunno, che non permette di comprendere ed elaborare la risposta. La sordità non è una patologia a carico dell'intelligenza e quindi la cognitività si può correttamente sviluppare. Di vero abbiamo la possibilità di un rallentamento dello sviluppo cognitivo qualora si verifichi una povertà di interazioni ambientali e culturali, come nel caso di istituzionalizzazione, segregazioni, isola-menti (aule di sostegno), esclusione dal gruppo dei coetanei. Nell'alunno sordo la mancanza di stimoli rende carente la spinta motivazionale nell'attenzione, nella ricerca, nella iniziativa spontanea verso il conosciuto ed il conoscibile. In particolare si manifesta la riduzione della voglia di informazioni scritte (libri, riviste, giornali), della partecipazione a convegni, conferenze, di elaborare conoscenze, di comunicare idee, pareri, emozioni (conversazione). Un ambiente stimolante e ricco di interessi che coinvolgono la persona sorda è essenziale per colmare questo possibile disturbo.

Concludendo possiamo affermare che la sordità è sicuramente un campo complesso ed articolato, ma la persona sorda possiede: - la possibilità di educabilità in quanto la sfera affettivo relazionale è integra.