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              La chirurgia dell' Impianto Cocleare 

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 Dr. Arturo Zaghis

 

Due sono gli scopi della chirurgia dell'Impianto Cocleare:

  • Inserimento nella rampa timpanica cocleare degli elettrodi attivi;

  • alloggiamento e fissaggio del Ricevitore/Stimolatore (R/S) nella squama del temporale.

I momenti chirurgici che permettono di ottenere entrambi questi scopi sono oggi ben codificati, e comprendono i seguenti tempi:

1. Allestimento di un lembo cutaneo;
2. Mastoidectomia;
3. Timpanotomia posteriore;
4. Alloggiamento per il R/S;
5. Fori e tunnel di ancoraggio;
6. Cocleotomia;
7. Inserzione degli elettrodi,
8. Fissaggio dell'impianto;
9. Sutura.

1) L'allestimento di uno o due lembi a cerniera per poter effettuare la mastoidectomia e l'alloggiamento per il R/S nella squama del temporale costituisce il tempo iniziale.

Questo è un tempo chirurgico estremamente importante poichè a questi lembi sarà affidata la protezione dell'Impianto stesso dai traumi esterni nonchè il compito di mantenerlo in sede, ben aderente al suo letto osseo.

Tra i vari tipi di incisione utilizzati nei vari centri, abbiamo sempre privilegiato quell'incisione che abbiamo chiamato a "L" capovolta: interessa lo strato cutaneo e muscolare sottostante; inizia inferiormente lungo il solco retroauricolare, si dirige verso l'alto sino all'altezza del margine superiore del padiglione dove piega postero-superiormente per circa 5 cm. Viene così allestito un lembo cutaneo-muscolare superficiale a cerniera postero-inferiore. Dallo stesso punto di partenza, si eseguirà un'altra incisione più profonda che non seguirà la precedente, ma si dirigerà posteriormente e superiormente per formare un secondo lembo periosteo questa volta a cerniera superiore.

In ogni caso è importante sottolineare che i margini dell'incisione devono distare almeno i cm da quelli della nicchia scavata per il R/S onde ridurre al minimo il rischio di estrusione dell'impianto.

Inoltre lo spessore del lembo non deve essere eccessivo, pena la riduzione del flusso elettromagnetico; ma allo stesso tempo non deve essere troppo sottile per evitare fenomeni di necrosi. Riteniamo che uno spessore di 6-7 mm possa ovviare a questi due temibili inconvenienti.

Comprensibilmente, un'attenzione ancora maggiore sarà posta nell'allestire i due lembi nei bambini più piccoli, in quanto la cute che riveste la teca cranica è molto più sottile di quella dell'adulto. Una lacerazione anche minima del lembo avrà delle conseguenze molto pesanti; infatti, come vedremo più avanti, le complicanze postoperatorie più frequenti e temibili, nei bambini soprattutto ma anche negli adulti, sono strettamente correlate alla non corretta esecuzione di questo tempo chirurgico.

2) Mastoidectomia. Dopo aver approntato i due lembi cutaneo e periosteo, si passa all'apertura della cavità mastoidea mediante una grossa fresa da taglio. Questo tempo chirurgico è molto simile a quello che viene solitamente effettuato per curare le forme flogistiche dell'orecchio medio, ma in questo caso la finalità è quella di creare una cavità che contenga la parte inattiva del lungo sistema elettrodico.

3)Timpanotomia posteriore. La timpanotomia posteriore consiste nel creare una breccia ossea nella parete posteriore del condotto uditivo esterno per evidenziare il promontorio e la regione delle finestre. Tale apertura avrà una forma triangolare a vertice inferiore, delimitata inferiormente dal canale osseo in cui decorre il nervo facciale, superiormente dall'incudine e anteriormente dal tragitto della corda del timpano. Molta attenzione andrà posta nell'eseguire la timpanotomia posteriore onde evitare qualsiasi lesione all'anulus timpanico, alla corda del timpano ma soprattutto al nervo facciale.

La fresatura sarà conclusa quando si otterrà una buona visualizzazione della nicchia della finestra rotonda. Al riguardo occorre tenere sempre presente che, in alcuni casi, la presenza di ampie cellule ipotimpaniche con caratteristiche morfologiche molto simili alla nicchia, rendono dubbia l'identificazione della nicchia stessa, soprattutto se è occupata da connettivo o osso neoformato. Un'ottima padronanza anatomica della regione ed alcuni piccoli accorgimenti eviteranno di posizionare gli elettrodi in una sede errata.


4)
Alloggiamento per il R/S. Prima di aprire la finestra rotonda ed accedere alla rampa timpanica occorre creare un letto osseo nella squama del temporale per poter alloggiare il R/S. Occorre tenere presente che la sede non deve essere troppo alta, ove lo spessore della teca è sottile, ma neppure troppo bassa ove la porzione ossea mastoidea, più curva, non consente una buona stabilità del R/S.

Con l'aiuto di un modello in silicone ed una matita dermografica si l'area da fresare per ottenere la nicchia, la cui profondità sarà ovviamente condizionata dallo spessore della teca cranica.  Molta cura sarà quindi posta nel mantenere una sottile lamina ossea tra le strutture endocraniche e l'impianto per evitare possibili lesioni alla dura madre. Ovviamente nei bambini la sottigliezza della teca cranica renderà molto problematico ottenere un'adeguata profondità per l'alloggiamento; necessariamente il R/S sporgerà in modo più pronunciato a meno che non venga messo direttamente in contatto con le strutture nervose sottostanti, evenienza che, come già detto, personalmente cerchiamo di evitare.

5) Fori e tunnel di ancoraggio. Per mantenere il R/S ben ancorato nel suo alloggiamento si può ricorrere al filo di seta non riassorbibile che si usa comunemente per suturare la cute. Il filo viene fatto passare attraverso dei fori creati ai lati della nicchia e legato sopra l'impianto come si può osservare nella figura.

Altri due fori di ancoraggio ottenuti sulla corticale mastoidea permetteranno ad una fettuccina di Dacron di fissare la parte inattiva dell'elettrodo alla parete superiore della mastoide.
Sempre al fine di garantire maggiore stabilità all'impianto, nella porzione ossea che separa il letto del R/S dalla cavità mastoidea, viene scavato un tunnel nel quale verrà fatto passare l'elettrodo. Si sono così creati quei piccoli artifici che permetteranno di stabilizzare l'impianto dopo l'inserimento della parte attiva nella rampa timpanica.

6) Cocleotomia. L'accesso alla rampa timpanica può essere ottenuto in due modi: passando direttamente attraverso la finestra rotonda, oppure creando una nuova finestra sul promontorio, antero inferiormente al bordo della nicchia.

In ogni caso molta cura sarà posta nell'evitare di fresare la regione posteriore della nicchia ove la lamina spirale ossea è a stretto contatto con la membrana timpanica secondaria.

7) Inserzione degli elettrodi. Allargato opportunamente l'accesso alla rampa timpanica, gli elettrodi verranno inseriti con estrema delicatezza. Dovranno risalire la chiocciola dolcemente, senza che il chirurgo esegua la minima forzatura.

L'inserimento viene facilitato da un apposito strumento - guida che accompagna con delicatezza gli elettrodi nella rampa timpanica. In alcuni casi si renderanno necessari lievi movimenti di torsione della mano sempre al fine di facilitare il tragitto a spirale che gli elettrodi devono compiere.

8) Fissaggio dell'impianto. Verificato il corretto posizionamento e funzionamento degli elettrodi si procede alla stabilizzazione dell'intero impianto. Per impedire l'eventuale fuoriuscita degli elettrodi dalla chiocciola, la cocleotomia e la timpanotomia posteriore vengono obliterate in toto da frammenti di muscolo e colla di fibrina. La fettuccina non riassorbibile di Dacron, fisserà saldamente il cavo elettrodico nella cavità mastoidea.
Il R/S sarà mantenuto nel suo letto dal filo di seta e il ponte osseo sotto il quale abbiamo fatto passare gli elettrodi garantirà, unitamente al doppio lembo, un'ulteriore stabilità a tutto l'impianto. 

9) Sutura. A questo punto, per non compromettere il corretto funzionamento dell'impianto, tutti i dispositivi di tipo monopolare per il taglio e l'emostasi vengono disconnessi e sarà consentita solo la coagulazione bipolare. Coagulazione che sarà attenta e meticolosa onde evitare raccolte ematiche nel decorso post operatorio, soprattutto per coloro che, come noi, non ricorrono all'applicazione di un drenaggio libero.

Si procede quindi alla sutura su due piani: prima il lembo periosteo profondo con Vycril riassorbibile e successivamente il lembo superficiale cutaneo - muscolare con seta non riassorbibile.

Il giorno successivo si potrà effettuare una semplice lastra di controllo per verificare il posizionamento degli elettrodi e il livello di inserzione, soprattutto al fine di tranquillizzare e incoraggiare il paziente o i genitori.

Complicanze pre e postoperatorie

La chirurgia dell'impianto cocleare, in mani esperte, non comporta solitamente problematiche particolari: qualsiasi soggetto le cui condizioni sono tali da sopportare un'anestesia generale, può essere sotto-posto all' intervento.

D'altra parte, come qualsivoglia pratica chirurgica, anche l'impianto cocleare può nascondere alcune piccole insidie e presentare nel decorso postoperatorio qualche complicanza fortunatamente, nella maggior parte dei casi, di poco conto.

Le problematiche concernenti gli imprevisti e le complicanze pre e postoperatorie di più comune riscontro riguardano fondamentalmente:
· il nervo facciale,
· il posizionamento degli elettrodi,
· la pervietà della rampa timpanica,
· l'allestimento del lembo.

Lesione del 7° n.c. Durante la timpanotomia posteriore e nell'apertura della rampa timpanica, il nervo facciale, per il suo decorso che lo colloca nelle immediate vicinanze della finestra rotonda, può andare incontro a lesioni più o meno pronunciate sia per un trauma diretto della fresa, sia per un eccessivo surriscaldamento.

Una completa padronanza dell'anatomia della regione e l'utilizzo di un a fresa diamantata, costituiscono i presupposti fondamentali per evitare spiacevoli sorprese.

Elettrodi. Molta cura andrà posta nel posizionamento degli elettrodi nella rampa timpanica. Si dovranno assolutamente evitare manovre forzate e l'inserzione dovrà essere fermata al primo accenno di resistenza. Inoltre una corretta identificazione della finestra rotonda eviterà di creare un tunnel non nella rampa timpanica ma in una nicchia dell'ipotimpano, con conseguente posizionamento extracocleare degli elettrodi.

Per facilitare l'inserimento, la finestra cocleare dovrà avere una grandezza adeguata per permettere il passaggio dell'elettrodo più grande il cui diamentro varia da 0,6 a 0,8 mm in rapporto al tipo di impianto utilizzato.

L'obliterazione della rampa timpanica. L'obliterazione della nicchia della finestra rotonda, o a maggior ragione, quella dell'intera rampa timpanica costituiscono oggi la più temuta "sorpresa" preoperatoria, tale da mettere a dura prova le capacità e l'esperienza dell'operatore.

Abbiamo usato il termine "sorpresa" in quanto le indagini per immagini eseguite preoperativamente non sono sempre in grado di evidenziare la presenza di un'ostruzione cocleare soprattutto quando questa è limitata al tratto iniziale della rampa timpanica, oppure quando è dovuta non a tessuto osseo, ma bensi fibroso. Si ritiene infatti che almeno 1/3 di tali obliterazioni passino inosservate alla TC ad alta risoluzione.

D'altra parte il deposito di tessuto osseo o fibroso negli spazi labirinti ci èun' evenienza tuttaltro che rara: ampie casistiche hanno ormai accertato che circa il 20% degli interventi per I.C. rivela un'obbliterazione di vario grado: dalla sola nicchia a tutta la rampa timpanica.

Vi sono poi dei fattori eziologici che favoriscono in modo marcato la neoformazione di tessuto fibroso od osseo: ricordiamo l 'otosclerosi, i traumi cranici, le forme autoimmuni, ma soprattutto la meningoencefalite.

La frequenza e la rapidità con cui la meningoencefalite porta ad una labirintite ossificante pone anche il problema della precocità dell'intervento chirurgico: più il tempo passa e più estesa sarà la zona interessata dall 'obliterazione. Nel caso quindi di sordità da meningoencefalite I 'eventualità di un impianto cocleare va presa in considerazione con una tempestività che probabilmente non è richiesta nelle sordità ad altra eziologia.

Lembo. Infezioni, ematomi. necrosi con conseguente lacerazione, sono comunemente ritenuti le complicanze postoperatorie più frequenti e spesso di difficile rimedio.

Se i due primi problemi possono agevolmente essere risolti con un'adeguata terapia medica o con un drenaggio, la necrosi deve essere soprattutto prevenuta con gli accorgimenti già accennati precedentemente. E' comunque importante ribadire che il lembo deve essere adeguatamente vascolarizzato, e che la linea di incisione deve tener conto del percorso di quelle arterie che ne garantiscono il supporto ematico: la Temporale superficiale, l'Occipitale, l'Auricolare posteriore. Inoltre, verrà data la preferenza ad un lembo a cerniera inferiore che garantirà un miglior drenaggio venoso.

Se nonostante tali accorgimenti, si dovesse verificare una necrosi o una lacerazione, il R/S andrà rimosso da quella sede e posizionato altrove. Per quanto concerne l'incidenza delle citate complicanze, l'indagine statisticamente più significativa è quella effettuata dalla ditta Cochicar che ha raccolto i dati di tutti i Centri che utilizzano l'impianto Nucleus 22. Questi dati sono stati poi riportati da Hoffman e Cohen (1995) e riguardano 3064 adulti e 1905 bambini.

COMPLICANZE
adulti (n.3064) bambini (n.1905)
LEMBO 107 3,49 % 32 1,68 %
· necrosi 26 7
· infezione 37 14
· ritardo cicatrizzaz 24 3
· troppo sottile 5 0
· troppo spesso 25 8
ELETTRODI 82 2,67 % 38 1,99 %
· compressi 21 2
· sede impropria 25 11
· fuoriuscita 36 25
R / S 45 1,47 % 4 0,21 %
· spostamento 8 1
· estrusione 37 3
NERVO FACIALE 100 3,26 29 1,47 %
· lesione 17 11
· stimolazione 83 18

Le complicanze del lembo hanno richiesto una revisione chirurgica nel 55% dei casi, quelle relative agli elettrodi nel 58% dei casi, e lo spostamento/estrusione del R/S nel 82 % dei casi.

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