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Appello agli onorevoli Deputati

DDL. 286

 

Il Presidente


Genova,13 03 2009
Prot.37/09


Onorevoli Deputati,

l’Ente che rappresento F.I.A.D.D.A. (Famiglie Italiane Difesa Diritti Audiolesi) da oltre 40 anni opera sul territorio del nostro Paese, nell’ambito della disabilità uditiva.
La nostra organizzazione è nata da genitori che in primis volevano educare i propri figli non demandando tale compito agli Istituti per “sordomuti” ,oggi non più operanti.
E’ stato attraverso il nostro impegno, il nostro operare costruttivo nel settore non solo per i nostri figli,ma per tutte le persone colpite da sordità, che siamo addivenuti a determinati risultati.
E’ opera del nostro duro ed incessante lavoro se i bambini di ieri svolgono oggi le attività di tutti i cittadini italiani, utilizzando la lingua del loro Paese : l’italiano parlato e scritto ,senza necessità di interpreti,ed acquisendo altre lingue, da loro scelte, dei vari Paesi europei.
Oggi,grazie allo screening neo-natale effettuato il terzo giorno dalla nascita, ed obbligatorio , anche se non praticato universalmente, grazie alla ricerca scientifica,alla tecnologia protesica sempre più perfezionata, all’Impianto Cocleare ed all’inizio precocissimo della terapia abi/riabilitativa, l’handicap che la disabilità uditiva comporta può essere superato.
E’ per questo che l’uscita del DDL.N° 286 ha lasciato tutti noi della FIADDA e gli operatori del settore riabilitativo ,sorpresi e contrari a quanto viene formulato attraverso gli articoli, che antepongono ad un potenziamento di quanto oggi è possibile ottenere a favore del DIRITTO ALLA PAROLA , la Lingua dei Segni , che non viene da noi contestata,ma che, sicuramente, non può essere presentata quale mezzo per la socializzazione e la “piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva.” L’articolo 3 del suddetto DDL, infatti, è riducente di ciò che, invece, bisognerebbe definire ed incentivare.
Altri sono gli strumenti che potrebbero far partecipare alla vita attiva e sociale le persone sorde: le sottotitolazioni,(già usata nelle Università per gli studenti sordi) la visualizzazione delle informazioni nelle stazioni ferroviarie, aeroportuali,presso gli sportelli delle istituzioni,ecc,ecc.
Crediamo,Onorevoli deputati, che prima di preparare dei DDL bisognerebbe verificare ciò che oggi esiste sul nostro territorio in favore delle persone sorde: riconoscere ed utilizzare la Lingua dei segni significa creare una separazioni fra i nostri cittadini, ma, soprattutto, una separazione dal contesto dei bambini, che hanno oggi opportunità insperate negli anni addietro.
Sicuramente coloro che desiderano utilizzare quale mezzo di comunicazione la LIS possono continuare ad usarla, così come da decenni viene fatto senza bisogno di leggi in merito, ma in un DDL che si può tramutare in legge non può essere citato come “La lingua dei sordi “poiché verrebbero intesi tutti i sordi, quindi anche coloro che hanno ormai una loro vita attiva senza ricorrere alla LIS,e coinvolgerebbe i bambini ai quali, invece, oggi, scienza e conoscenza offrono altre possibilità per raggiungere una piena partecipazione alla vita di tutti. E’ naturale che nessuno può privare coloro che per il proprio figlio ,o per loro scelta, in quanto adulti, intendono utilizzare questa comunicazione,né noi intendiamo proporlo,ma oggi ben altre scelte bisogna attuare, e porre dei correttivi laddove si intravede un ritorno a posizioni retrograde,che penalizzano ancor più chi già è provato da una minorazione.

Con ossequio. Il Presidente
Silvana Baroni